Un’opinione sulle vie Francigene di …

via-dei-monasteri.jpgSul quotidiano Libertà è stata pubblicata questa opinione di Ettore Nicoli…

«Gentile Direttore,
leggo su Libertà l’ampio servizio dedicato al “Transitus Padi”
ed in particolare al suo gestore Danilo Parisi. E’ un ottimo e doveroso servizio a risalto di un sito molto particolare situato su uno dei percorsi della via Francigena. Scrivo “uno dei percorsi” perchè, assieme a tutte le belle cose che Danilo Parisi dice e fa, risaltano alcune sue affermazioni che sollecitano e meritano una correzione; questo per non ingenerare confusione e consolidare notizie oggettivamente e storicamente non vere. Mi riferisco a quanto sostiene Parisi a riguardo dell’unicità storica del percorso di Sigerico come via Francigena.
Ormai da tempo la totalità degli storici che si è occupata dei percorsi di pellegrinaggio afferma che la via Francigena non si può identificare come un unico tracciato ma va considerata come “fascio di vie”, la cui scelta da parte del pellegrino dipendeva da vari fattori legati al momento storico, politico, meteorologico, dalla presenza o meno di briganti e fauna aggressiva, dalla presenza o meno fitta di luoghi di accoglienza. Le potrei portare innumerevoli studi di storici famosi come Franco Cardini, Pierre Racine o i nostri Domenico Ponzini, Marcello Spigaroli o Fabrizio Bertuzzi e Massimo Pallastrelli ma credo che ciò agli occhi dei ben informati non sia strettamente necessario. Facendo riferimento alla geografia del territorio piacentino gli altri percorsi differenti da quello segnato da Sigerico come la via Postumia, la via di Tolla in Valdarda, la via degli Abati ed altri ancora, sono da sempre considerati dagli storici come “via Francigena”. Che poi il Consiglio d’Europa abbia riconosciuto come itineriario culturale europeo un singolo tracciato, nella fattispecie quello percorso da Sigerico, sembra un fatto del tutto logico: non è possibile attribuire patenti con la stessa denominazione a vie differenti anche se parallele o confluenti.
Non è possibile per ragioni di ordine prevalentemente logistico (oltre che di interesse turistico) ma con questo atto il Consiglio d’Europa non ha riscritto o modificato la storia.
Detto per inciso, fra le altre considerazioni, dobbiamo osservare che il diario di Sigerico da cui è stato identificato l’omonimo percorso, si riferisce al viaggio di ritorno che il vescovo di Canterbury fece nel 994 da Roma alla sua residenza. Quale percorso abbia compiuto nel viaggio d’andata non è dato sapere, ma leggendo quel diario le notazioni relative alle località toccate paiono di prima mano e non hanno affatto il sapore del “deja vu”. Mi permetta un’altra considerazione: il Consiglio d’Europa, prima della via Francigena, aveva riconosciuto come itinerario culturale europeo il Camino de Santiago, ma chi conosce quella realtà sa benissimo che le varianti ad un presunto percorso ufficiale sono molteplici, e tutte legittimamente considerate “Camino”. Inoltre verso Santiago si indirizzano vie provenienti da ogni parte della Spagna e non soltanto da
Roncisvalle: non sono “Camini de Santiago” anche quelle? Ne conosciamo otto. tutte organizzate con luoghi d’accoglienza e segnate con la famosa freccia gialla.
Parisi indica con il nome di “romee” le vie diverse dal percorso di Sigerico, ma le vie romee sono altre e ben identificate anche queste come percorsi storici di pellegrinaggio.
Mi ha sorpreso poi l’affermazione secondo la quale il pellegrino giunto in città non trova accoglienza adeguata o sufficiente. Non so se Parisi ha mai percorso la via Francigena e conosce gli ostelli o comunque i centri d’accoglienza lungo la via, ma certamente non conosce o non ha presente l’ostello S. Pietro a Montale, restaurato e gestito dalla parrocchia di S. Lazzaro: è l’antico ospitale dei pellegrini risalente al XV secolo, riportato all’antico splendore ed arredato e attrezzato in modo superbo. Senza tema di smentita è l’ambiente più accogliente che io abbia incontrato sulla via. Il giudizio di scarsa accoglienza (per l’esattezza Danilo Parisi dice che giunto in città il pellegrino non trova nulla) è infelice e non veritiero se si tiene conto che oltre al menzionato ostello S. Pietro vi è anche l’ostello Don Zermani ed altri centri centri di accoglienza, ma non mi sorprende che tale giudizio venga da una persona che si è sempre considerata l’unica e legittima autorità deputata alla via Francigena nel piacentino. Ha tutto il diritto di ritenersi tale ma almeno non distorca e falsifichi la verità della Storia».

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One thought on “Un’opinione sulle vie Francigene di …

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